L’archeologia nel Sulcis, una riflessione

Credo che un incontro, una presentazione o un evento abbiano un senso se quando torno a casa mi accorgo di avere imparato qualcosa di nuovo. E stasera, durante l’incontro con l’archeologo Nicola Dessì tenutosi presso la Libreria – Sala da Te Storytelling di Gonnesa, ho imparato molte cose.

Dell’enorme ricchezza archeologica del Sud Ovest della Sardegna (come Nicola Dessì ha spiegato la dizione Sulcis Iglesiente non è storica, ma politica, quindi fuorviante) ero ben a conoscenza. Nel solo territorio di Portoscuso si trovano svariati insediamenti nuragici, una necropoli punica risalente al VIII sec a.C. (necropoli di San Giorgio), circoli megalitici, sepolture in grotta e ancora altro. Tanto per fare un esempio.

Quello che non sapevo invece è che l’uso dell’ocra nei seppellimenti aveva valore simbolico oltre che “igienico-sanitario”.

Che esisteva un piccolo roditore chiamato Prolagus sardus, ormai estinto, che è stato fonte di sostentamento per generazioni intere di sardi preistorici e a cui quindi, in qualche modo, dobbiamo la nostra esistenza.

Che la Charonia Lampas non è solo una bella conchiglia in cui si sente il mare, ma era elemento funebre ricorrente tra i paleolitici, e veniva utilizzata come strumento musicale, presumibilmente nel corso dei riti di sepoltura.

Che esisteva un uccello, la grande Ottarda, Otis Tarda, ora estinta, le cui ossa sono state trovate affilate, appuntite, e utilizzate in epoca preistorica come ago per tatuaggi.

Che nel passaggio da cacciatori-raccoglitori a popoli stanziali del Neolitico, alcuni animali furono addomesticati, e altri invece si rinselvatichirono: il muflone dalla pecora, il cinghiale dal maiale, e dopo il 4000 a.C. il cervo.

Che la Sardegna faceva parte di una cultura ampia e diffusa attraverso il Mediterraneo, detta delle ceramiche cardiali, poiché il vasellame veniva decorato incidendolo con le conchiglie del tipo Cardium.  E che la diffusione trasversale di questa cultura è la prova della fitta rete di commerci e interscambi di cui la Sardegna si trovava al centro. E si trovava al centro, per via delle miniere di Ossidiana di Monte Arci, uno dei soli quattro giacimenti del Mediterraneo, insieme a Palmarola, Lipari e Pantelleria. (Altra cosa che non sapevo).

Che le Domus de Janas censite a oggi in Sardegna, sono oltre 3500 e sono distribuite su tutto il territorio eccetto in Gallura, dove si trovano le Tombe in Tafone, ovvero grotticelle naturali e già pronte allo scopo; e che ci sono seppellimenti ipogei in numero ingente e molto vicino a noi, come Is Loccis a San Giovanni Suergiu, Is Salinas presso Masainas, a Carbonia addirittura in centro (Piazza Iglesias) per arrivare a Villaperuccio con il villaggio di Montessu, il più esteso per numero.

Che in fatto di megalitismo, c’era una volta una vallata megalitica, ricoperta di pietre erette nella piana tra Villaperuccio e Santadi e che vi sono stati ritrovamenti di crani dolicomorfi in quel di san Benedetto, frazione di Iglesias.

E ancora (…ma questo non l’ho imparato ieri) che spesso chi si occupa di tutti questi argomenti non sul campo ma da dietro la scrivania del suo ufficio,  in forza di un titolo che è amministrativo dunque politico; e che dovrebbe rilasciare permessi, stanziare fondi, allocarli, e incentivare lo sviluppo di progetti di lavoro, ignora in modo pressoché totale ciò di cui si parla. Spesso non conosce nemmeno il territorio a cui si riferisce il suo mandato, e le esigenze che potrebbe racchiudere. E spesso si pone in atteggiamento di ostruzionismo puro senza una ragione comprensibile.

E infine che talvolta, chi ha la passione, la voglia e la competenza di fare, conoscere, scoprire, e condividere con gli altri quello che ha fatto, conosciuto e scoperto, riesce comunque ad andare avanti, nonostante le difficoltà.

(e.c.)

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